Premio del Paesaggio 2010 | Davide Fancello

SESSIONE PROGETTI JUNIORCategoria A – Interventi di realizzazione e/o riqualificazione sia urbanistica che architettonica -

1° classificato: N 4 – DAVIDE FANCELLO – punti: 75 – 1° premio 4.000 euro;

“La commissione apprezza le proposte che nascono da un’analisi approfondita del tessuto urbano. Il progetto appare convincente per la contemporaneità delle proposte unita al rispetto del contesto preesistente, sia per il livello urbanistico sia per la progettazione degli spazi pubblici, sia per i singoli interventi architettonici”.

In che modo il tuo progetto interpreta il paesaggio contemporaneo sardo e interviene per migliorarlo?

Il paesaggio che viene descritto è quello dei più o meno piccoli centri e del problema più grosso che li colpisce: l’abbandono.

Nella fase storica della globalizzazione, appare sempre più chiaro come il futuro delle realtà locali dipenda dalla capacità che esse hanno di entrare pienamente nella dimensione contemporanea, partendo dal proprio radicamento culturale e dalla propria disponibilità a reinterpretare in chiave moderna e innovativa il proprio patrimonio insediativo. Dorgali è un centro in cui si realizza in modo evidente questo incontro-scontro, rapido e convulso, tra radici storiche e sviluppo contemporaneo. Un centro storico importante, ricco e innovativo; capace sin dall’800 di grandi imprese infrastrutturali come lo scavo della galleria che dà sbocco a mare, oggi appare come l’unico centro della Barbagia con una solida attività turistica e una forte tenuta demografica. Nella sua crescita Dorgali ha però perso qualità e rischia la “periferizzazione”. (al suo interno si contano circa 190 ruderi e case abbandonate).

L’obiettivo è dunque quello della ricerca di una nuova qualità urbana e architettonica, basata su una reinterpretazione del territorio e del nucleo storico, cogliendo nel suo cuore più degradato e in abbandono l’opportunità di impiantare una nuova edilizia contemporanea che faccia i conti con la cultura insediativa, abitativa e costruttiva storica, mettendo in evidenza come gli spazi interstiziali abbandonati siano luoghi dalle elevate potenzialità intrinseche, adatti all’abitare, che è compito del progetto reinterpretare e rilanciare.